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Trieste d’autorità sui resti di Pistoia

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Trieste non cade nell’unico trabocchetto in grado di farle perdere una partita che probabilmente non avrebbe perso nemmeno giocandola altre cinquanta volte: deconcentrarsi, specchiarsi su sé stessa cercando esclusivamente lo spettacolo fine a sé stesso, smettere di difendere considerando vinta in partenza una sfida impari contro avversari in grado di opporre solo tanto orgoglio ed un sostegno continuo e commovente da parte della loro gente. Ed invece, coach Christian tiene alta l’attenzione ruotando con il bilancino tutti i suoi uomini migliori fino alla fine, dimostrando rispetto per gli avversari ed utilizzando la partita in Toscana come un “allenamento rinforzato”, buono per provare quintetti sperimentali e nuove soluzioni per la costruzione dei tiri.
Già le prime battute dimostrano come la sfida si sarebbe dimostrata un confronto impari: pochi giri di lancetta regalati a Pistoia per sfogare la propria voglia, qualche punto concesso in contropiede, ritmi poco più che blandi per qualche minuto, e poi, improvviso, l’affondo definitivo, guidato da un Denzel Valentine a tratti irridente per superiorità tecnica e fisica, creatività e completezza rispetto ad avversari sempre più alle corde azione dopo azione. Il “Barba” si diverte come al solito con le sue logotriple, alternate a penetrazioni fino al ferro nel cuore di una difesa toscana a tratti non pervenuta. Una volta piazzato il colpo del KO a metà secondo quarto, la partita di fatto finisce, nonostante i moti d’orgoglio di un Della Rosa iper nervoso per la frustrazione, qualche buona soluzione di Saccaggi e la regia di un Forrest sempre più uomo solo al comando, specie per l’assenza di Kemp e l’esordio di uno spaesato Kadeem Allen. Per il resto, gli uomini di Christian, che possono ruotare in modo credibile almeno dieci uomini senza abbassare il rendimento in modo tangibile, amministrano senza sforzo apparente il vantaggio, battezzando talvolta Forrest nel secondo tempo ma blindando il pitturato in modo ermetico impedendo di fatto ogni singola conclusione da sotto ai padroni di casa . La sfida a rimbalzo, come del resto spesso successo durante la stagione, racconta di una superiorità netta (44 a 32), con statistica distribuita in modo uniforme fra i giocatori alternatisi sul parquet a testimonianza che il predominio in questa specialità vada ben oltre al supposto vantaggio fisico dei lunghi ma sia piuttosto una precisa attitudine di squadra, di posizionamento, di meccanismi a lungo affinati in allenamento. Il risultato si traduce in una marea di possessi in più per Trieste, che li capitalizza con gli interessi.
Una volta che tutti, ma proprio tutti comprendono come la partita non avrebbe avuto alcuna possibilità di risolversi in modo diverso da una larga vittoria triestina, Trieste amministra sapientemente i ritmi, si limita ad impedire le transizioni avversarie ed accelera esclusivamente per spegnere le rarissime fiammate pistoiesi. Raggiunge un vantaggio superiore ai 30 punti già nel terzo quarto, e da lì inizia un lungo garbage time da dedicare soprattutto a riportare a Trieste, oltre ai due punti, anche caviglie e muscolature integre, dal momento che ogni qualvolta Trieste decide di accelerare arriva al ferro con una facilità quasi irridente, o libera il giocatore giusto al momento giusto per il tiro da fuori quasi sempre in ritmo, piedi a terra e chilometri di vantaggio (del resto le percentuali parlano da sole: 68% da due e 42% da tre). Qualche intervento più dettato da frustrazione o divario tecnico che da reale cattiveria da parte dei giovani difensori di casa fa trattenere il fiato a panchina e tifosi triestini, specie quando a volare verso il supporto del canestro è Markel Brown (che ci mette un po’ a rialzarsi facendo perdere qualche colpo al cuore di molti) o a voltarsi la caviglia cadendo è Jeff Brooks, che però dopo qualche passo zoppicante rimane tranquillamente sul parquet. Inutile parlare della prestazione dei singoli, che a rotazione si alternano nel prendersi responsabilità in attacco: coach Christian può addirittura concedersi il lusso di una partita di recupero fisico a Michele Ruzzier, che da un mese trascina la carretta in regia per oltre trenta minuti di media, tenendolo in campo per poco più di venti minuti, alternando nel ruolo Valentine, ma anche Brooks, Brown ed addirittura un McDermott che mostra ulteriore crescita sui due lati del campo. Unico momento di curiosità nel finale è il mancato cambio di Luca Campogrande, dapprima candidato a finire la partita sul parquet assieme ad Obljubech, ma poi fatto frettolosamente risedere in panchina. Forse un momento di nervosismo reciproco con il coach, ma è inutile indagare oltre: sono equilibri di campo, discorsi privati di spogliatoio ed è giusto che rimangano tali.
La quindicesima vittoria dei biancorossi ha l’effetto di rendere matematica la salvezza a sei giornate dalla fine, mantenendo d’altro canto aperta ogni possibilità verso l’alto ma anche verso il basso. Sebbene risultati e classifica dicano esattamente questo, il fatto di limitarsi a conservare la categoria è naturalmente tornato ad essere un compito che Trieste può relegare nei più remoti meandri della sua memoria, anche recente. Piuttosto, la sconfitta di Trapani a Sassari appiattisce in modo sensibile la classifica nelle prime posizioni, con i biancorossi a soli quattro punti dal primo posto e due dal terzo. Certo, questo campionato incredibilmente equilibrato impone anche estrema attenzione a ciò che accade intorno o immediatamente sotto: Venezia, dopo quello di Reggio Emilia, vince anche il secondo scontro diretto superando Tortona ed entrando per la prima volta in stagione fra le prime otto estromettendone proprio i piemontesi. Nelle prossime settimane i lagunari dovranno ancora affrontare in sequenza Brescia, Trieste e Trapani: dovessero mantenere o migliorare l’attuale posizione, diventerebbero un cliente davvero scomodissimo da affrontare per chiunque nella post season.
Contro Napoli, domenica prossima, Trieste potrebbe tornare a contare sull’intero roster reintegrando anche Colbey Ross: come l’anno scorso, i tasselli tornano a posto proprio nel periodo più importante della stagione. Come potrebbe andare a finire, basandosi sui precedenti, fa parte dei sogni più spinti del popolo della Trieste baskettara.

I risultati della 24a giornata

Sassari-Trapani 92-80
Varese-Scafati 95-82
Cremona-Treviso 94-77
Trento-Brescia 75-78
Pistoia-Trieste 69-89
Venezia-Tortona 94-82
Bologna-Reggio Emilia 31/3
Napoli-Milano 31/3

La classifica
  1. Trapani 34
  2. Brescia 34
  3. Bologna 32 *
  4. Milano 32 *
  5. Trento 32
  6. Trieste 30
  7. Reggio Emilia 28 *
  8. Venezia 28
  9. Tortona 28
  10. Sassari 20
  11. Treviso 18
  12. Napoli 14 *
  13. Cremona 14
  14. Varese 14
  15. Scafati 12
  16. Pistoia 10